Suono Rosso

L'opzione di Giovanni Mangiacapra viaggia verso un intento perentorio che rispetta lo spettro cromatico e non cede al diagramma cromatico della moderna ruota dei colori, ove la linea diritta che marca il margine inferiore non riproduce il "continuum" di rosso e violetto, raggiunto con tinte non appartenenti allo spettro. Nè vermiglio, nè cremisi, nè, d'altra parte, la goethiana dicotomia rossoverde prendono il sopravvento. Si tratti di flussi da canyon, tratti che echeggiano le premonizioni di Kandinskij, o di una semiellisse, che appare un boomerang a riposo nel tropico del Cancro, il rosso trionfa nella sua verace natura di vettore energetico abitato da frequenze.

A partire da Goethe, Jung si sofferma in Riflessioni teoriche sull'essenza della psiche, 1947-1954, sul rosso, indice della spiritualità( la tintura rossa, il carbunculus), del sangue, dell'emotività, dell'instinto. Tuttavia, se l'instinto abita il rosso, l'immagine istintuale, secondo Jung, tenderebbe alla banda viola della scala cromatica. E, in definitiva, l'infrarosso sarebbe terra dell'istinto, l'ultravioletto dell'immagine istintuale. Alfine Mangiacapra ci consegna un enigma: il sentimento, l'emozione, hanno bisogno del blu "spirituale"( ignoto), per produrre il viola( nello spettro colore a sè), il numinoso archetipo, il fascino demonico della diade arcaica degli opposti. Emerso il rosso istinto, l'immagine tende al viola in modo opposto al biologico. E ciò si configura già nei dipinti, proiezioni che attendono uno sguardo che osservi proiettando, sino all'introiezione silenziosa.

Antonio Vitolo

 


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