Attraverso il segno, attraverso il colore.

Un'esposizione incentrata sul percorso artistico di Giovanni Mangiacapra in questa mostra le opere si dividono il tempo fino ad arrivare ad i giorni nostri, in un momento in cui sente molto forte fl senso di Fare Arte e d'Essere Artista.

Nato nel '55 a Napoli ha svolto un'intensa attività espositiva, partecipando ad oltre cento mostre tra collettive e personale.

Dipinge dal 1968, partecipa alla sua prima collettiva nei centro Don Gnocchi di Parma, possiamo dire che sin da ragazzo è attratto dal colore, con la materia pastosa si crea subito una certa confidenza, di fatti si nota fin dall'inizio che nelle sue pratiche figurative già un qualcosa altro rispetto all'opera.

Mangiacapra si apre sempre di più alla rappresentazione dell'arte dove l'immagine lascia sempre più spazio alla materia, le sue rappresentazioni iniziano ad essere autosufficienti in sé, facendo così acquistare una valenza sempre più semantica al segno che ormai sostituisce la stessa forma deli'immagine per diventare autonomo.

Da giovane è seguito dal suo professore d'artistica, dove lo impegna alla conoscenza dei colore, e delle tecniche, e gli impara l'uso e l'utilizzo dei tanti e vari materiali che possono essere superficie per poterci lavorare, creare, difatti impara a dipingere su stoffa, carta, su cartone telato, su compensato per infine fargli scoprire la tela, non come ultima risorsa ma come spazio da amare per poi fare arte.

Il maestro Liú è ancora forte nella sua memoria, tanto che anche noi possiamo sentire i suoi passi il suo incoraggiamento ad amare l'arte come momento importante per Giovanni, e la sua voce incitante a penetrare colore e materia Poi Mangiacapra percorre e conosce la vira stessa, lavoratore studente si laurea in Sociologia, partecipa in modo impetuoso e turbolento alla vita politica e sociale.

Se Marcuse con "L'Uomo ad una dimensione" è uno dei parametri della sua riflessione sociale, nelle pause e nei silenzi della sua vita intensa ed irrequieta la mente è nutrita dallo studio dì materie sociali, dalle letture classiche e alla passione per la fantascienza, l'anima consolata ascoltando ora la dura musica rock

per poi passare all'amore per il jazz.

A queste dimensioni oniriche contrappone una pittura realista.

Dipinge dapprima paesaggi e poi città e fabbriche spesso avvolte in un grigiore di tristezza e malinconia.

Ma improvvisamente la realtà si rompe, avviene un cambiamento al grido e al rumore della folla scelse il silenzio. Lascia la politica militante, per legarsi stringersi in modo aperto all'impegno nel volontariato e nel sociale e senza conoscere Kandisky e la sua ricerca di spiritualità nell'arte, gli si avvicina per poi irrompere nell'astrattismo.

Siamo quindi nella storia d'oggi, una storia aperta rivolta al colore, al segno, alla ricerca nel suo lavoro d'artista, producendo composizioni liberamente strutturate su assonanze e dissonanze che si basano sempre di più per una semplificazione tra forma e colore.

L'arte continua ad essere uno dei momenti di saldatura tra la sua memoria collettiva e sociale e la sua coscienza personale.

Per Mangiacapra la sperimentazione della materia e dei materiali diventano un modo per illuminare e rendere visibili alcuni aspetti della memoria di fare arte.

La sua arte non imita egli lavora e rappresenta ciò che vede con i suoi occhi, in realtà egli riporta nella concretezza le emozioni vissute nel sogno come narra Platone nel mito della Biga alata.

In questo viaggiare continuo che è peculiare dell'artista, si entra in uno stato di coscienza in cui il tempo Passato, Presente e Futuro coincidono ed è in questo spazio che il creativo cerca di catturare l'immagine che lo renderà immortale rappresentandola concretamente.

Nei lavori esposti è stata data la preferenza a quelle opere che di là dalla cronologia temporale rendendo visibile i percorsi dei lavoro creativo di Mangiacapra e così da fotografare simbolicamente il suo pensiero e la sua azione artistica nell'immediatezza storica.

Angelo de Falco

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