Opere 1976 - 1986 - Osservando le tele informali dì Giovanni Mangiacapra

Nel Sud fertili creatività giovanili fermentano, comunque, l'ambiente artistico.

 L'ambiente artistico meridionale chiariamolo subito dovrebbe essere invidiato da quelle aree geografiche dove più prepotentemente si sviluppa il mercato. Ma il cercato, si sa, pro fila i suoi movimenti su leggi che, talvolta, si regolano su " corsi " e " ricorsi "o procede a maturare situazioni che possono rendere, in prospettiva, per anni, sostanziosi introiti di ritorno. Di ritorno perché anche il mercato dispone, per concretizzare le vendite, di un apparato di segnalazioni, di programmi pubblicitari e di diffusione.

" Piazzare " " articoli " non è facile. Non è mai stato facile. Figuriamoci l'"articolo " culturale. Quindi, per queste ragioni decidere di portare alla conoscenza dei più prodotti giovanili comporta rischi e prevede l'utilizzo di forti capitali alle spalle.

E il Sud, che certo non può vantare mecenati e una " clientela " illuminata, e nemmeno contare su un mercato ad ampio respiro, gioco forza vede molti suoi esponenti giovani, ma già maturi per preparazione, tecnica e indubbia vitalità creativa, allontanarsi.

Pattuglie e pattuglie di' artisti emergenti preferiscono davvero giocarsi la vita " e guadagnare altrove rispetto e credibilità. Sono alimentati da speranze e credono, per non ritrovarsi alienati nei paesi di origine, che val bene scommettere su se stessi. Non siamo in grado di fornire dati su questa fuga per le ultimissime generazioni e riscontri sul successo o meno ottenuto, ma possiamo affermare che questa tendenza è in atto. Anche se definitive non risultano le posizioni é le delusioni.

Con questa apertura vogliamo sottolineare una situazione emblematica. Il Sud offre operatori seri e capaci, dotati di buone capacità, ma non alla pari e della stessa portata è il territorio mercantile e il giro e positivo. Le eccezioni, confermate da famose gallerie d'avanguardia o da enti estremamente recettivi e/o pro positivi, non scusano immobilismi.

Nei nostri continui contatti con il mondo dell'arte preferiamo, privilegiando, il nostro interesse critico, individuare le realtà meridionali che, di anno in anno, si esprimono con un certo gusto e coerenza espressiva. E' doveroso qui ripetere che numerose creatività vivono in limbi operativi.

Ristretti per mancanza di spazi e di occasioni rischiano di continuare attività degne tra l'inconprensione generale, e purtroppo seriamente diffusa, tanto da limitarsi a sostenere, in sommerse gare, dispute, che, invece, meriterebbero ben altri campi e referenti.

Incontrandoci con Giovanni Mangiacapra abbiamo conversato puntando l'indice su queste problematiche riconoscendo la necessità che istituzioni preparino e promuovono iniziative tese a controllare e ad aiutare quelle forze giovani che meritano attenzione per la qualità raggiunta e gli impegni sostenuti. E, dopo l'interessante disanima, ecco far capolino i quadri, gli schizzi di Mangiacapra.

Nello studio di Ponticelli, alle pareti e nei posti più impensati tele e studi provocano stimolanti interrogativi. Sembra una pittura  e poi ce ne accertiamo ricercando le motivazioni di fondo che spingono 1' operatore " a scrivere " le sue impressioni tutta dedicata a percorrere considerazioni, combinazioni e " circostanze " visive di quell'area informale che, forse, più di altre dimensioni rende le trasparenze di emozioni di un vissuto particolarmente sofferto.

Eleganti arricciamenti, ardori " astratti ", lingue di fuoco, brividi termici succhiano le risonanze del colore e determinano, in orditi e trame, un tessuto d'incanti e di parvenze.

Ma non possiamo nascondere che si avvertono delle latenze, delle plastiche superficialità. Ma ancora, d'altro canto, dobbiamo considerare che una certa eleganza di modi, segnata da stesure cromatiche convinte, si fissa. E, poi, rendere attraverso la chiave informale, usata per scelta di gusto, ma anche per necessità terapeutica per vivere momenti veri nell'esigenza di duplicare momenti " altri ", non è facile né senza rischi. verte matura tra le pieghe dei tagli e delle conversioni delle pennellate.

Certamente autonoma, per spirito, si segnala la risonanza immaginativa di tele che Giovanni Mangiacapra realizza da un certo periodo.

Quel vuoto esistenziale, forse, comune ad ogni contemporaneo, per Mangiacapra è da combattere e da debellare. E pratica certa, che conferma i suoi frutti con evidenza visiva, e quasi tattile, è la pittura, o meglio la voglia di far " pittura ".

Con questa tenace volontà Mangiacapra nell'illusorietà della superficie squadra il suo intimo per raggiungere una realtà. La realtà?

Napoli/ Roma, 1986 MAURIZIO VITIELLO

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