L'influsso del colore

Centro Culturale Polivalente  S. GIUSEPPE VESUVIANO (NAPOLI)

 

Dove si sbuca uscendo da un mondo inetto ?

In qualche luogo al di là della disperazione:

verso l'adorazione nel deserto, la sete e la privazione verso un santuario di pietra .

Eliot

Materica o post-informale, la pittura del giovane Mangiacapra, in lotta con una grande tensione esistenziale, nasce e s'inscena sulla tela con colori fondamentali come il rosso, il verde, il celeste (o azzurro cupo]. Non sono rari incursioni di nero e sprazzi di giallo.

Dalla psicologia e dal significato di tali colori (oltre che dal loro influsso), si può interpretare la personalità del giovane artista e la singolarità del suo lavoro.

Il rosso rammenta il fuoco, è il colore del sangue e potrebbe definirsi un colore passionale, in quanto al colore si accompagna nella persona umana anche il calore, l'aggressività poichè cede alle tentazioni dell'ira e della violenza. Ma è anche un colore di amore appassionato, poichè nel trasporto erotico tutta la circolazione del sangue viene sollecitata. Il rosso influisce sulla personalità conferendo dinamismo, impulsività, irruenza: non a caso è il colore legato al pianeta Marte. Il rosso favorisce anche la tendenza autoritaria e prepotente, ma è anche simbolo di coraggio, generosità, altruismo.

Il verde può considerarsi il colore della contraddizione (è legato a Saturno), perchè può rappresentare tanto invidia e gelosia come amore per la vita placida e tranquilla, come desiderio di raccoglimento e di solitudine, di pazienza e di affetto. Ma è pure colore che si addice a chi è dotato di mentalità fredda, acuta, pratica, razionale, non facile all'emotività. li verde rappresenta comunque per tutti il colore più riposante che si conosca, esercita un'azione distensiva e conciliativa con il ritmo logorante della vita contemporanea.

Il celeste è colore legato a temperamenti  portati all'introspezione, al misticismo, fortemente emotivi e fantastici e, come l'azzurro cupo più scuro e più carico, conferisce riflessione, nervi solidi, una forte sensibilità ed un certo buon gusto, alieno da stravaganze e gravi intemperanze.

Se a questi colori aggiungiamo anche il nero, che simbolizza cupezza, depressione, smarrimento, morte, lutto, tenebre, ignoranza dell'ignoto, immobile Nulla, allora abbiamo un quadro più o meno completo di implicazioni (e significazioni) psicologiche che caratterizzano l'espressione pittorica del Mangiacapra.

I colori dei suoi quadri sono dunque gli specchi dove affiora "magmaticamente ", in virulente esplosioni cromatiche, in piogge di lapilli incandescenti, il dramma d'una intelligenza viva e d'una sensibilità acuta, duramente provate dallo scontro con l'impetuosa realtà della vita che non perdona nessuno errore e nessuna esitazione.

Le sue spatolate nervose, graffianti, sanguinanti, che costellano gli spazi del bianco supporto, già straziato dall'invasione del colore, sono le grida e gli spasimi della sua anima dolente.

Il suo spirito è ferito, e sanguina. Ma, pur ferito, continua a combattere, a resistere, a ricambiare colpo su colpo, mai domo e vinto. Questi segni violenti sono i segni roventi del fuoco d'una rivolta, di un sordo e tormentoso tumulto interiore. Queste sciabolate che squarciano i veli del silenzio e le barriere dell'indifferenza sono voci di protesta e di tempesta che non si placano con l'impatto con ogni schermo illusorio. Sono come marosi tumultuosi che s'infrangono contro le nere scogliere del niente. Tuttavia, in profondità e misteriosità, sono anche palpiti e segreti percorsi d'ogni stigma ed enigma, d'ogni sfogo e passione, d'ogni estasi e disperazione.

Gli oscuramenti e le illuminazioni dell'artista si rivelano con il colore che si fa parola e linguaggio del suo destino, Il tono del suo creato s'innalza, tra luci e ombre, progressivamente.

In Sostanza, la pittura del giovane Mangiacapra, pur tingendosi ora dei fiammeggianti colori della lotta, ora dei cupi colori della morte, è l'espressione fortemente drammatizzata della sua anima. E' in definitiva, un racconto (dato per capitoli intensi ed incalzanti) tragico e appassionato della sua vita.

Curata da  Giuseppe Bigotta,1985

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