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Spazio Dentro

GIOVANNI MANGIACAPRA

SPAZIO DENTRO | PITTURE & INSTALLAZIONI

a cura di Pasquale Lettieri e Marcello Palminteri

testimonianze di Ermenegildo Frioni e Giovanni Leto

dal 20 Aprile al 3 Maggio 2016

presentazione Sabato 23 Aprile 2016, ore 17.30

 

spaziodentro

catalogo a cura di 

Edizioni FriArte-Roma

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CASTEL DELL’OVO

Via Eldorado, 3 (Via Partenope) - Napoli

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NAPOLI. Sabato 23 aprile alle ore 17.30, presso le Sale delle Terrazze di Castel dell’Ovo si inaugura la mostra personale dell’artista napoletano GIOVANNI MANGIACAPRA. “SPAZIO DENTRO”, questo il titolo dell’esposizione: sono esposte oltre 50 opere ed alcune installazioni, in cui la materia (specialmente carta e cartone, oltre a materiale di riciclo) dialoga con lo spazio della superficie e del luogo, cercando, al di là di limiti ed apparenze, prospettive possibili ed immaginarie. La pittura di Giovanni Mangiacapra, scrive Pasquale Lettieri, “è concepita come scoperta e sperimentazione, generata da graffiante critica, narrativa e poetica, di meditazione e di azione, stacchi sui generis, di sguardo, gesto e colore. Un immaginario confluire di amore e pathos, messi in bella evidenza in tutta la loro magnificenza, che appunto il titolo sottolinea, confermando una sinergia tra ciò che l’arte può presagire e ciò che la vista può evidenziare. Questa mostra è un corpo teorico e materiale, steso in una deformante complicità, rispetto ad affermazioni sospese tra il tragico e il sacrale, imprevedibili, mai del tutto comprensibili, ma etimologicamente emotive, fenomeniche, transeunti, connotando la contaminazione di una sorprendente attualità, con l’orizzonte chiaro della libertà”. Marcello Palminteri sottolinea invece come Giovanni Mangiacapra muove un universo pittorico la cui ricchezza è nella sua apparente povertà: di forma, di colore, di materia. Pochi pigmenti (una prevalenza di tinte terrose, di rossi, di blu, di gialli e di neri), legni e soprattutto (in particolare nella sua produzione più recente) carte e cartoni, assemblati tra loro in nuda semplicità. Una operazione rivolta al “togliere”, all’annullamento del contingente reale o di ciò che pensiamo di vedere e conoscere, per “mettere” nuove dimensioni percettive in cui far progredire una rappresentazione che si nutre di vissuto e di conoscenza, una dimensione astratta perché intimamente culturale, volta a delineare altre visioni del mondo, in cui i possibili rimandi figurali sono brandelli, spezzati e spazzati nel ritmo della composizione e dei molteplici interventi. Interventi che, apparentemente distruttivi, generano il flusso della creazione. Cancellature, scarabocchi, graffi ed abrasioni, emergono o si perdono, appaiono o si dissolvono tra le striature di carte da pacchi, di cartoni da imballaggio, nello sfarfallio di una superficie destinata a campiture abbaglianti oppure dense ed oscure come catrame.

Curata da Pasquale Lettieri e da Marcello Palminteri “SPAZIO DENTRO” è corredata da un catalogo edito da FriArte-Roma, con testi dei curatori e testimonianze di Ermenegildo Frioni e Giovanni Leto.

La mostra si potrà visitare sino al 3 maggio 2016, tutti i giorni dalle ore 9.30 alle 19.00 (la domenica dalle ore 9.30 alle 13.30).

 

SPAZIO DENTRO 8 composizione dentro lo spzio 70x70

 

 

TESTIMONIANZE:

 

DENTRO LO SPAZIO. SPAZIO DENTRO

UNO SCRITTO IN SETTE MOVIMENTI

Dentro lo spazio Giovanni Mangiacapra muove un universo la cui ricchezza è nella sua apparente povertà: di forma, di colore, di materia. Pochi pigmenti (una prevalenza di tinte terrose, di rossi, di blu, di gialli e di neri), legni e soprattutto (in particolare nella sua produzione più recente) carte e cartoni, assemblati tra loro in nuda semplicità. Una operazione rivolta al “togliere”, all’annullamento di una possibile realtà o di ciò che pensiamo di vedere e conoscere, per “mettere” nuove dimensioni percettive in cui far progredire una rappresentazione che si nutre di vissuto e di conoscenza, una dimensione astratta perché intimamente culturale, volta a delineare altre visioni del mondo, in cui i possibili rimandi figurali sono brandelli, spezzati e spazzati nel ritmo della composizione e dei molteplici interventi. Interventi che, apparentemente distruttivi, generano il flusso della creazione. Cancellature, scarabocchi, graffi ed abrasioni, emergono o si perdono, appaiono o si dissolvono tra le striature di carte da pacchi, di cartoni da imballaggio, nello sfarfallio di una superficie destinata a campiture abbaglianti oppure dense con catrame.

Dentro lo spazio Giovanni Mangiacapra sa che ogni colore è, citando Yves Klein, un essere vivente, pronto ad integrarsi con noi e con il mondo. E il colore è il vero abitante dello spazio. Allora ci accorgiamo che dietro la sua ricerca astrattiva vi è un rapporto diretto con la vita e che ciò che rappresenta, ciò che inventa, ciò che emerge dalle striature, dai grigi, dai marroni, dagli ocra, da una apparente superficie sporca ed incrostata, è più vero del vero, perché ogni filtro culturale è una lente di ingrandimento su quello che esiste e che possiamo ritrovare ad ogni passo, nella vastità della natura o nelle nostre città, sui muri, sulle strade o sui marciapiedi, in un quotidiano che nelle opere dell’artista napoletano riemerge come intravisto per la prima volta. 

Dentro lo spazio Giovanni Mangiacapra cancella e riscrive ogni cosa, genera nuovi inizi e nuovi indizi. Macchie, impronte, ampie stesure - spesso monocrome - , stanno all’origine di una creazione e per questo sono improvvisamente caos o silenzio, coincidenza o scontro, embrione o morte, alba o tramonto.

Dentro lo spazio Giovanni Mangiacapra unisce materiali poveri e disparati per rielaborarli in senso elementare ed universale. Nascita e vita, degradazione e morte. Ogni elemento della composizione si affranca dalla staticità nella vibrazione dell’incontro, nella trasfigurazione dello sguardo, nella tensione del gesto. Gesto che è presenza diretta del corpo nelle tracce profuse nella superficie di ogni opera, che è firma organica dell’artista, capace di regolare pensiero e immagine.

Dentro lo spazio Giovanni Mangiacapra immette corpo e materia e all’interno di esso lo spettatore è attore, osservatore partecipante, protagonista dell’ignoto, di una realtà che l’artista ci spalanca e che trabocca di vero nella sua essenza drammatica.

Dentro lo spazio Giovanni Mangiacapra crea fondi senza fondo, tutto e nulla, pieni e vuoti che stanno alla base di ogni cosa. 

Spazio dentro è spazio di meditazione, il luogo in cui perdersi e ritrovarsi. Nel territorio fragile di un foglio di cartone.

SPAZIO DENTRO 3 composizione dentro lo spzio 80x80 

 

 

SPAZIO DENTRO 4 stanza bianca SPAZIO DENTRO 5 stanza bianca

 

Giovanni Mangiacapra rappresenta un raro esempio di tenacia e volontà, di superamento di se stessi al di là di ogni limite imposto, di eversione poetica indirizzata al raggiungimento di un obiettivo di vita. Ciò che colpisce nell’opera dell’artista napoletano è la dinamica di un segno irrequieto, che cerca spazio e vuole spazio, che parte dal di dentro per conquistare la dimensione più vasta di un linguaggio universale che abbatte ogni barriera, imponendosi come sentimento di libertà. “Spazio dentro” non è una mostra, è molto di più: è uno spazio interiore che tutto ingloba ed assorbe per rivelarlo in forma di pittura o di installazione, cioè in forma di opera d’arte. Giovanni Mangiacapra è artista maturo, consapevole: lo dimostra la concretezza del suo lavoro, la pregnanza stilistica, la forza dei contenuti. In queste nuove opere, la materia e il colore sconvolgono la narrazione con un proprio più accentuato mistero. Le infinite gradazioni di nero, gli ori, i rossi, i blu, si mescolano con le porosità del legno e della carta, confondendo luci ed ombre che decidono cosa mostrare e cosa annullare, invitando il nostro sguardo a vagare in nuovi territori in cui perdersi e ritrovarsi. L’artista perviene ad un nuovo capitolo della sua complessa poetica: nuove relazioni si intrecciano a più antiche memorie, dove affiorano le tracce della sua cultura, i rimandi ai protagonisti dell’arte del Novecento (da Rotko a Tàpies, da Burri a Schifano) ma dove soprattutto si riscontra la difficoltà di un lavoro aspro e faticoso, tuttavia sempre rivolto alla ricerca della gioia della luce, intravista come significato del racconto pittorico.

Ermenegildo Frioni
FriArte - ROMA 

 

SPAZIO DENTRO 6 torre

Conosco il lavoro di Giovanni Mangiacapra grazie agli amici comuni Ermenegildo Frioni e Marcello Palminteri i quali, informandomi della stima che l’artista partenopeo nutre nei confronti delle mie opere, da una parte gratificano la mia ricerca artistica dall’altra mi permettono di confrontarmi con un “assemblatore di carte e cartoni” che sento vicino per esiti e visioni. La mia brevissima testimonianza è pertanto un attestato di stima reciproca e di augurio per questa nuova mostra di Giovanni Mangiacapra che è certamente una doppia sfida, lanciata contro se stessi - nel cammino impervio di scoperta e di messa in discussione - e verso tutto ciò che ci circonda, a cui ogni artista guarda dal proprio punto di vista e dall’interno del proprio spazio. Uno “Spazio dentro” su cui agire per interpretare il mondo attraverso segno, colore, materia, cioè attraverso l’alfabeto poetico che fa di Giovanni Mangiacapra un vero artista d’oggi.

Giovanni Leto

 

SPAZIO DENTRO 5 composizione dentro lo spzio 50x55

 

La pittura di Giovanni Mangiacapra è concepita come scoperta e sperimentazione, generata da graffiante critica, narrativa e poetica, di meditazione e di azione, stacchi sui generis, di sguardo, gesto e colore.

Un immaginario confluire di amore e pathos, messi in bella evidenza in tutta la loro magnificenza, che appunto il titolo sottolinea, confermando una sinergia tra ciò che l’arte può presagire e ciò che la vista può evidenziare. Questa mostra è un corpo teorico e materiale, steso in una deformante complicità, rispetto ad affermazioni sospese tra il tragico e il sacrale, imprevedibili, mai del tutto comprensibili, ma etimologicamente emotive, fenomeniche, transeunti, connotando la contaminazione di una sorprendente attualità, con l’orizzonte chiaro della libertà. Di tutto questo, Castel dell’Ovo, diventa il punctum di connessione per la sua grande arte, la cui discontinuità, sia quando è automatica e muscolare, sia quando è ricercata e intellettuale serve alla strategia del sogno, alla fantasia, che il realismo parossistico, come il suo, può incorporare, in quantità elevate, che è quella del dramma e della tragedia, le cui categorie emotive ed esistenziali fanno parte di un corredo trasversale che interessa tutti e non esclude nessuno. Mangiacapra ha saputo massimizzare la visualità dell’informale, la cui quantità possibile, sconfina, con le esibizioni di una fantasia liberata dai vincoli della riconoscibilità iconografica, aperti ad una infinitezza di significati, che può anche volere dire, una loro assenza, due cose che in coordinate antropologiche, finiscono per coincidere (torna sempre la coincidentia oppositorum) allargando l’orizzonte della fantasia e dando al reale quel tocco magico di leggerezza che lo libera dalla pesantezza dell’ordinario che tende ad appiattire inesorabilmente tutto, nell’ordinario e nel quotidiano. Contemplazione è un termine uscito di moda tante volte, ma poi quando lo si considerava seppellito, riapparso miracolosamente, perché appartiene ad una summa di linguaggi, che sono, spaziali, temporali, matematici, poetici, fisici, spirituali e vengono a confluire nelle stesse contrade dell’intuizione, che ogni opera di Mangiacapra suggerisce, con una varianza di toni, che va dall’evanescente, che evolve e si trasforma, dicendoci sibillinamente che, anche quando ci sembra di andare avanti, verso la compiutezza, stiamo girando intorno ad un quid, oppure stiamo volgendo lo sguardo al passato.
Mangiacapra che è sempre al limite di una composta spregiudicatezza,  parla di rigore, di scelta, che caratterizzano il suo gioco dipaesaggiofatto di natura/non-natura, d’impossibili scene di colore, di astrazioni e figurazioni date dalle misure della distanza. La dialettica delle sue visioni pittoriche, entro cui viene a situarsi un intero universo immaginario, a lui riferibile, è sempre vincolata ad frammento del visibile, con un variabile tasso di causalità associato ad uno speculare indice di casualità come sempre avviene nel regno dell’invenzione, che è fisica e metafisica, insieme, nell’assoluto senso dell’enigma. L’artista sposta l’asse della visione pittorica, sempre più verso una connotazione inquietante, facendo recitare al suo paesaggio ed agli inconsapevoli protagonisti umani (compresi gli spettatori), una sua parte dionisiaca, febbrile, proprio perché sembra non succedere niente e tutto è sospeso in una dimensione spaziale che è, anche, temporale, perché il tempo è la forma delle cose e la forma è sintassi dello spazio, grammatica della sua costruzione di un teatro dell’assurdo, dove il non accadere, diventa il suo esatto contrario, anche se ognuno può darne un’allucinazione propria, dove potrebbero apparire gomitoli di segni e presenze indecifrabili di sogni.    Con questo non voglio affermare una poeticità assillante di Mangiacapra, i cui orizzonti non sono limitati da nessunhortus conclusus, perché lui è un esploratore instancabile, in corpo e anima, ma soprattutto con la fantasia che cambia le coordinate del prima e del dopo, dell’alto e del basso, perché ogni vedere, non è altro che un modo di vedere, il testo di una possibile narrazione visiva, capace di evocare parole, pensieri, azioni, che non sono né vere né false, perché sono altre, appartenenti ad una tradizione del nuovo, del sorprendente, che ha tanti padri e tante madri, maestri e maestre di un modo di inserire la vita nel sogno e di fare del sogno, la dilatazione di un vedere che è saper vedere, che allarga gli orizzonti ad ogni ristrettezza, chiamandola col suo vero nome contemplazione.  Avviene così, che questa idea della visibilità, in cui Giovanni si gioca il tutto per tutto, diventi un affascinante contenitore di cose del caso, di robe vecchie, sottratte alla morte o alla discarica e messi in un nuovo circolo arterioso, dando una indicazione di civiltà, sulla durata e sull’ordine delle cose, che non è neutralità nei confronti degli accadimenti, ma una presa di posizione dell’arte sull’espressione e sulla comunicazione, sull’individualità e sulla speranza, facendo della disperazione l’extrema ratio, una leva, per farsi venire un’idea, per generare un progetto.

SPAZIO DENTRO 6 composizione rossa 85x98

Una verifica dei poteri di un’avventura nell’immaginario, che non si nega niente, mentre fa continue affermazioni sul colore, sull’icona e sull’emozione, affidando al saper vedere, un compito mediatico, che è quello di far vedere, nella fisica dell’immediatezza, i traumi e le apoteosi del pensiero, dell’immaginario. Mangiacapra è pittore dalle ingannevoli sensuali narrazioni, attratto dalle giganteggianti solitudini, immerso nei bagni angelicati d’azzurro e giallo, tra le mitiche divinità del rosso pompeiano e dei filtri magici, sospeso, tra le tracce dell’occasumarcheologico e la necessità di uscire dalla bidimensionalità con alfabeti materici: tutto tra un’arcadia mediterranea e un pandemonio di segni sintetici. La specificità di questo panottico è data da una pittura come dinamica incessante, che non è movimento direzionale in senso classico, ma un continuo scuotimento della psicologia, della sensibilità e dei sentimenti.

Pasquale Lettieri

GUARDA IL CATALOGO COMPLETO DELLA MOSTRA 

 

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