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Attraversamenti

FRIARTE MANIFESTO ATTRAVERSAMENTI 2016

ATTRAVERSAMENTI
ARTE E TERRITORIO

Da decenni, tra gli addetti ai lavori, si disserta sul possibile futuro dell’arte, tra battute e concretezza, mercato e poesia, illusione e realtà, mondo e anima. Le domande, davanti ad un’operazione così complessa ed affascinante, che vede strettamente connessi gli sperimentalismi della modernità e le memorie del passato, possono essere tante. Certamente la mostra Attraversamenti sarà utile a dare un contributo alla querelle della definizione dell’arte, come poetica e come tecnica in flagranza del convivere di una gioiosa originalità, che non si ferma davanti a nulla, mettendo in discussione se stessa e tutto, in nome di una emozionalità, sempre in sovra codice, di continua trasformazione, in questa nostra epoca di modernità avanzata, liquida, capace di confrontarsi con tutte le espressioni dell’attività umane, con creatività e spirito di adattamento che nessuna altra epoca ha posseduto, in questa misura. È una delle dimostrazioni del fatto che noi siamo espressione della cultura mediterranea in perenne situazione di crisi, vissuta nella povertà e nella ricchezza, nella molteplicità e nel pericolo. Una mostra evocata da questa traccia introduttiva, propone l’evoluzione delle tecniche artistiche, storiche, a contatto con i bisogni e le esigenze d’oggi. Il futuro è sempre davanti a noi, eppure, a volte, rischiamo di dargli i volti del passato, in una infinita ripetizione, oppure quelli di un presente lindo e pinto. Si tratta di un paradosso concettuale, perché voglio porre l’accento sul fatto che negando l’attenzione ai nuovi artisti, ci si condanna all’irrilevanza, ad essere antiquari di se stessi, mentre è necessario porre l’attenzione, ai tanti giovani artisti, a cui bisogna aprire spazi, offrendo loro, inedite opportunità, assolutamente necessarie per chi si affaccia sul sistema dell’arte, che è sempre più complesso, sofisticato, difficile. Lasciamo stare gli esotisti, quelli che vedono il bene solo in lontananza, che siano gli Stati Uniti, la Cina o l’India, che sanno pensare bene a se stesse, mentre vedono tra di noi solo epigoni, senza spontaneità e freschezza, per occuparci di noi, un noi che è molto diffuso e che interessa tutte le maggiori città italiane ed europee, tenendo conto anche del vasto tessuto provinciale,  che è vitalissimo. Emergono artisti con lo sguardo rivolto al mondo, senza perdere di vista la propria identità, la propria storia personale, affrontando ostacoli e difficoltà, senza pensare minimamente ad un banale linguaggio internazionale, fatto di tutto e fatto di niente, quello del mercatismo senz’anima per intenderci, che la malattia dello scambio ad ogni costo, delle banalità stagionali, che trasforma l’oggettività preziosa dell’arte, in merce, punto e basta. Mentre l’arte, anche se si deve vendere e comprare, è l’espressione più alta della poesia e dell’animo umano, riflesso articolato e multiforme dello spirito d’avventura che non s’acqueta mai e distingue i creativi dai ripetitivi, i morti dai vivi, metaforicamente,  tenendo presente che non esiste l’opera d’arte universale, valida per tutti e sempre e non esiste la fucina del genio predestinato, ma esiste la formazione culturale e tecnica e il contesto di vantaggio. Bisogna tenere aperte le porte alla sperimentazione,  che è materiale e mentale, all’imprevedibilità, alla nuova arte, che è psicologia e socio- logia di vita, intrisa di quotidianità e di fantasia, che è realismo, ma anche rovesciamento e spregiudicatezza, senza demonizzazione per chi utilizza i mezzi tradizionali piuttosto che affascinarsi per i nuovi media, insieme a chi dipinge o scolpisce, a chi ha rotto le righe, mescolando ferro e carbone con raggi laser e virtualità varie. Una società che non investe nel nuovo è come se avesse perduto la memoria, condannata a vivere un presente tutto attesa e senza speranza, anche se bisogna stare attenti alla provocatorietà e irritabilità del nuovo, senza cadere nel moralismo e nello storicismo, perché l’arte deve essere libera, libera in tutti i sensi, anche di commettere gravi errori, di negare se stessa.

ombra bianca 2013

 

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Altrimenti che arte è, diventa una roba da folclore e bricolage, roba da contabili e usurai, condannata a ripetere canoni scaduti ed esauriti, mentre condizione della modernità liquida, avanzata, è quello di trasformarli o travolgerli, dando mille volti, sia alla tradizione che all’innovazione, facendo di icone, simboli, figure, gli ingredienti di una facturalità che appartiene al nuovo, su cui bisogna tarare anche gli strumenti analitici e critici. Artisti i cui nomi meritano un’appendice non di maniera, ma assolutamente sentita e necessaria,  per una traccia del passato e dell’oggi, a futura memoria. Tony Afeltra, Empedocle Amato,  Raffaele Amato, Franco Angeli, Ugo Attardi, Vittorio Avella, Maryam Bakhtiari, Alberto Burri, Camillo Capolongo, Carlo Caroli, Vincenzo De Simone, Sofia Dell’aversano Orabona,  Tano Festa, Giancarlo Gagliard,i Pietro Gardano Gard, Rosario Genovese, Giulia Gensini, Renato Guttuso, Mauro Iori, Giovanni Leto, Renato Lipari, Mino Maccari, Giovanni Mangiacapra, Raffaele Marando, P. Elizabeth Mazzu, Dina Montesu, Mattia Napolitano, Ugo Nespolo, Monica Presciutti Monj, Salvatore Provino, Stefan Anton Reck, Rolando Sanna,  Mario Schifano, Federica Virgili: sono i nomi degli eredi di una tradizione che affonda le proprie radici nel tempo della storia e trova in queste occasioni la possibilità di lavorare sul nuovo, rinsanguando la propria qualità, al di fuori di una ripetizione prestigiosa sicuramente,  ma in imminente pericolo di monotonia. L’esito sarà inaspettato, dimostrando che in arte, non si volta mai pagina, ma si prende e si dà, senza intermissione, perché ogni invenzione non può fare a meno di un passato, del passato come essenzialità e metafisica del linguaggio, che traduce l’invisibile o il possibile in trama e ordito del nuovo, del fantastico reale. Questo perché l’arte non è tecnica e basta, ma emblema della civiltà materiale, sublimazione del visibile, nel nome di un progetto artistico di alto profilo, come questo che propongono il comune di Roccarainola e l’organizzazione artistica Friarte di Roma, diretta da Emenegildo Frioni. Tutto si tiene, come sempre, nel concerto della diversità,  della particolarità che è una incommensurabile risorsa ed energia, che esprime un movimento multidirezionale, orientato alla ricerca della qualità.

Marcello Palminteri

forza bianca tec m f 60x60

 

 

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