E’ un linguaggio parallelo quello che sostiene e alimenta l’opera pittorica di Giovanni Mangiacapra. Analogamente alla scrittura grammaticale, le vocali e le consonanti che dettano la narrazione di Mangiacapra ottengono forza e genere da quel fantastico alfabeto cromatico che l’artista di Napoli ha voluto concepire – appunto – come una sorta di intima, personale grafia sostituendo l’acclarato abicì con un arcipelago di accenti tonali capaci di pronunciare – e di offrire – inedite facciate della sua cronaca pittorica. Come se il rosso sanguigno declinasse (di volta in volta) la sua esuberanza per bagliori sedati, al pari delle parole che si fanno indulgenti allo sguardo dimesso o all’antagonismo del dubbio. Come se le scie del giallo e del turchese riferissero di approdi, di trame, di prospettiva di incroci. Al colore , alla sua dinamica energia, Giovanni Mangiacapra assegna la funzione di un lessico capace di sostituire il ruolo meticoloso e millenario della parola.