Giovanni Mangiacapra è un attento interprete di un Informale ricco di spiritualità, concentrato su un continuo dialogo che, sovente, esprime una narrazione del se’, del quotidiano, della segreta armonia cercata e ritrovata con il mondo naturale. Egli indaga una dimensione soggettiva ed individuale, ove ogni avvenimento della vita è parte di un cammino significativo, d’incessante crescita che sfocia nella consapevolezza e nell’esperienza quotidiana del mondo. Congeniale è il linguaggio espressivo legato all’Informale poiché, l’assenza di una mimesi, affranca l’artista che, con la sua arte, esplora tutte le possibilità comunicative e la stessa evoluzione dell’arte. Egli abbandona la necessità di rappresentare il visibile e, uno dei principali scopi della ricerca, diviene quello di rendere oggettivamente presente, nella realtà, il suo rapporto con i mezzi e la pratica dell’arte in una continua sperimentazione. Giovanni Mangiacapra, attraverso le sue opere, esprime un assunto fondamentale e cioè che la coscienza dell’artista e il fare arte siano predominanti, di conseguenza, la forma, perdendo d’importanza, ne fa acquistare alla materia con la quale, spesso, l’opera viene ad identificarsi. L’opera d’arte vuole essere altro dal contingente che la circonda, indipendente dall’immagine retinica e abbraccia contenuti complessi e non descrivibili: il mistero che è parte essenziale della natura, la sacra ancestralità che la lega al mito, l’intrinseca arcana bellezza. Il concetto di natura, è essenzialmente affidato al colore, che diviene testimone inconfutabile e memoria evocativa di una dimensione còlta nel suo perpetuo movimento, viva, dinamica. Con questo studio, cromatico e contenutistico, proposto in diverse sfaccettature, il mondo naturale è narrato attraverso la sua vita pulsante, spontanea, germinate e, in questo, sposa l’atto creativo e ne diviene l’anima. L’idea, la suggestione, l’ispirazione sono una triade unitaria e salda dalla quale scaturiscono profonde sensazioni, intense percezioni vissute come attimi del prodigio, legati all’incomprensibile, al magico che anelano dapprima, e poi ordinano al cuore, di essere messe sulla tela, rese palesi all’occhio, di possedere la scintilla della nascita e del divenire.
Antonella Nigro
Critico d’Arte