Di Sergio Spataro

E’ nella misura del silenzio e dei ricordi che sì rilevano a tutti noi i lavori di Mangiacapra, che si lasciano cogliere come luminose specchiature dove la luce riverbera e rinfrange le infinite possibilità di trasmissione.

Giovanni, offre un omaggio alla pittura inteso com’elogio della materia, nella sua smagliante purezza della forma. li suo segreto è il rapporto con l’arte, la sua pittura ci si mostra carica d’implicazioni emotive ed intellettuali; il suo abbandonarsi ad un lirico incontro con il colore, non più mezzo di rappresentazione, ma realtà viva e palpabile in cui identificarsi, e dentro di cui essere presente.

Se è vero che la materia è memoria (Bergson) è anche vero che è satura di esperienze vissute ed avida si muove, e queste ultime, non appena vengono assorbite, subito si mescolano e si assimilano alle altre, diventando anch’esse residui, memorie (Argan).

Giovanni si presenta con una pittura solida, ben costruita, sostanziata dalla composizione semplice che cerca il suo ,equilibrio “ora” in quelle forme liquide o rapprese, ora quasi monocromatiche dove i colori occupano, riempiono a masse la superficie della tela.

Giovanni ci rammenta con inquietudine i suoi percorsi, il suo sperimentarsi nel colore quasi per cercare esperienza, i suoi umori, le sue sensazioni sono prive di calcolo, non per distacco, non per rinuncia.

Per sincerità. Sergio Spataro