Incipit

Un caffè, un infuso e una musica a volume un pò troppo alto. Così abbiamo preso a parlare di Espansioni un pomeriggio di qualche mese fa. Giovanni faceva scivolare sul tavolo i fogli con le prime idee schizzate energicamente. Una pianta approssimativa della chiesa, abbozzi di tele sfilacciate, un reticolo di linee orientate. Continuava a calcare con la penna e a dirmi che tutto doveva confluire, vedi, qui, in quest’unico punto, in questo colatoio attorno a cui disporre, poi, ogni altro elemento.

Estendersi, estendere, allontanarsi dalle linee nette dei contorni. Immaginare di lasciare scivolare le tele dipinte dai telai senza, però, eliminarli, perché aprirsi verso altro da sé può non comportare la rinuncia ad un confine che è la protezione dei riconoscersi in un’identità propria. Lo ascoltavo e mi sembrava interessante perché non ho mai amato gli spigoli di figure che si chiudono, le linee rette. Prediligo le fasce che degradano, le curve, i punti di fusione, semplicemente la con?fusione o la metamorfosi.

E poi, quell’idea centrale dei colatoio verso cui orientare il resto mi piaceva. Parlandone capivamo che non ci rimandava ad un’idea di putrefazione e di morte, ma di espansione.

Lì si era sciolto il confine dei corpi, lì erano scivolate lentamente forme riconoscibili divenendo qualcosa di indistinto che non è ancora il Nulla, ma l’espressione di una trasformazione che avanza, dell’estendersi dei dilatarsi. Tutto questo ci sembrava precedere la Morte, bloccarla in un certo senso.

Espandersi produce e richiede energia, la stessa che emana dalla metamorfosi dei corpi nel colatoio. Quell’energia (forse un ultimo guizzo che prelude alla Morte) funge da richiamo, da punto irresistibile di attrazione, diffonde una forza magnetica che impone una direzione unica.

Quel pomeriggio, Giovanni insisteva perché la disposizione delle tele, il loro rotolare giù dai telai, definisse un percorso simbolico e reale che conducesse inevitabilmente al colatoio. Era quello il punto verso cui rivolgere le tele.

Era lì che bisognava attingere l’energia liberata da ciò che si scioglie e si espande. Tra un pò, quando saremo lì, vedrai. Poi ha raccolto dal tavolo i suoi fogli sparsi e li ha riposti nella borsa. Fuori era quasi buio quando ci siamo incamminati verso la chiesa.

Curata Giovanna D’Angelo